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 L'uomo di Dio Nella penombra della Cattedrale percorrevo la navata di sinistra fino al transetto. Appoggiato alla parete di sinistra il monumentale confessionale con le due porte vetrate ai lati e la luce rossa accesa. Dentro, Don Leo, che all’ingresso vedevo raccolto e quasi assorto, immerso nella luce giallastra, il breviario aperto sulla mensola divisoria dal comodo spazio del penitente. Le fessure degli occhi si aprivano sull’azzurro chiaro delle iridi che, al vedermi si illuminavano, mentre le braccia si allargavano con gesto di comprensiva e gioiosa, e direi grata, accoglienza. Una confessione poteva durare un’ora, e più. Fatta di dialoghi lunghi, serrati, profondi. Don Leo era ferreamente attaccato alla tradizione (una volta arrembò una stola viola a Padre Nicola che presiedeva una celebrazione della Parola. Era così lunga che gli arrivava ai piedi) e, nello stesso tempo, da illuminato uomo di fede, aperto alle novità del Concilio, a partire dal Cammino Neocatecumenale ...
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FUNERALE   La parola funerale deriva forse dall’uso delle funi per calare i cadaveri nella fossa, o dal fumo generato dalla cremazione dei corpi, o ancora dalle torce fatte di funi usate nelle cerimonie notturne in onore dei morti. Funerale è una parola che sa molto di morte. E’ quindi una parola che non si addice per nulla ai riti cristiani di commiato, dove la morte del corpo coincide con il dies natalis , la nascita alla vera Vita, quella Eterna, e l’Eucarestia si svolge nel dolore umano del distacco ma nella pace e nella gioia della fede. E' così che abbiamo salutato Luigi nel suo passaggio finale, cantando e battendo le mani in consonanza con la gioia della sua anima che ha incontrato faccia a faccia il suo creatore, il suo Dio, il suo Amore. Se non credi questo non sei cristiano. E’ possibile tornare a casa dopo un ‘funerale’ con la sensazione di sazietà dello spirito, come dopo avere gustato cibi gustosi e succulenti? Sì, è possibile, ed è l’esperienza della Eucarest...
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CIAO, LUIGIONE! Ciao Luigione! Ciao caro amico! Ciao fratellone sempre pronto alla caciara, a violare prescrizioni e ricette con una bella sigaretta o qualche bicchiere di vino, e fette di dolci a volontà. Questa volta hai fatto sul serio. Questa volta ci hai sorpresi. Nella modestia, nella semplicità con la quale sempre ti ponevi, fratellone tenerissimo. Ci mancherai! Il dolore ti ha preparato. Il Padre in Paradiso dove sei ti ha riservato un posto privilegiato, il tuo posto di sempre. Nel settore Pontedellolio. Un abbraccio forte, prega per noi.

Green, i conti non tornano

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Immagine tratta da: https://www.enelgreenpower.com/it/learning-hub/energie-rinnovabili/energia-eolica/parco-eolico   Quando ero bambino avevamo la stufa ed il carbone era stipato in cantina. Al bisogno occorreva scendere quattro rampe di scale (abitavamo al secondo piano) con il secchio di latta e riempirlo a colpi di badile. Poi, in casa, si apriva lo sportellino superiore della stufa e la si alimentava con un paletta che pescava nella massa di pezzi nerastri, leggeri e stridenti come il polistirolo. Il carbone aveva un suo fascino arcano. E il giorno della befana arrivava nella calza ad attestare che ero stato cattivo, ma era di zucchero. A raccontarle oggi, in tempi di decarbonizzazione, queste dei ricordi di infanzia paiono attività irresponsabili, quasi criminali, si direbbe. Il carbone oggi è sinonimo di CO2, di polveri sottili, di malattie alle vie aeree, di surriscaldamento globale, di cambiamento climatico, così da essere bandito come un appestato. Ciò non di meno molte de...

Il senso e la sua penetrazione

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Non so bene come, ma un bel giorno ascoltando su YouTube le musiche su pianoforte di Ludovico Einaudi mi sono imbattuto negli arrangiamenti delle stesse per chitarra di tal Vincent Charbonnier. Sono musiche di taglio minimalista. Al piano sotto le dita dell'autore le note stillano una per una con la trasparenza cristallina dell’acqua, quelle delle versioni per chitarra dello Charbonnier hanno la delicatezza dei petali. In questo mio vagare a un certo punto il canale mi ha proposto la versione per chitarra della Valse d’Amélie , sempre dello Charbonnier. Un giovane magro e sparuto e se vogliamo abbastanza inespressivo, t-shirt di tela grezza chiara, il mento coperto da radi peli di barba scura, che talora appresta una qualche regia ai suoi video con sfondi scuri e alle volte un candelabro a tre bracci con le candele accese in primo piano. L’arpeggio è intenso e delicato e degno del modello, come detto il musicista Einaudi. Ho poi trovato altre versioni per chitarra della stessa val...

Tutto questo accadde

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Natasha quel giorno era parecchio nervosa, la destra tremante aveva sbavato la linea scura del mascara dozzinale dello Svetofor, mentre con la sinistra spingeva il mosaico verdastro chiaro delle pareti del bagno, opaco di strati di sudiciume mai rimosso negli anni, a cercare un difficile equilibrio. Quel mese la clinica l’aveva convocata d’urgenza e dopo i consueti preliminari le gambe divaricate sui poggioli della poltrona ginecologica medici distratti le avevano impiantato tre ovuli contemporaneamente. Ma la mensilità che il Governo aveva stabilito per le volontarie era sempre la stessa. L’impianto provocava a Natasha nausee e disturbi diffusi, l’incubazione doveva durare quelle poche settimane che consolidassero gli zigoti, poi questi venivano espiantati e inoculati nelle apposite culle bioniche dove avrebbero completato la gestazione. Natasha non conosceva i nomi dei committenti, europei italiani o francesi a quanto trapelato dalle voci di corsia. Sapeva solo che i ritmi delle incu...

Il vero epilogo

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( Immagine ISTOCKPHOTO  Da viaggi.corriere.it  ) Siamo forse all’epilogo. Il virus ci lascia, i virologi in ambascia. Sembra che questo virus per un tempo abbia dato un senso al nostro vivere, al nostro stare, si fa per dire, insieme. Ed ora si allontana, fino a sparire alla vista, on the road , verrebbe di dire, come su una di quelle strade che come nastri solcano i deserti nelle praterie degli States , l’asfalto nero, sullo sfondo le alture dei canyons , bolle di nubi vaporose nell’incendio del tramonto. Per continuare a dare un senso alle nostre cose, per cercare di mantenere un equilibrio nello sconquasso mentale e fisico che la pandemia ha creato nelle persone e, a tutti i livelli, nella organizzazione sociale, non resta ora che la possibilità che il virus ritorni. Questa idea è divenuta il baricentro del nostro vivere, il nucleo portante dei programmi di governo, degli articoli dei giornali, dei telegiornali e dei programmi della televisione, dei discorsi e dei pensieri ...