L'uomo di Dio Nella penombra della Cattedrale percorrevo la navata di sinistra fino al transetto. Appoggiato alla parete di sinistra il monumentale confessionale con le due porte vetrate ai lati e la luce rossa accesa. Dentro, Don Leo, che all’ingresso vedevo raccolto e quasi assorto, immerso nella luce giallastra, il breviario aperto sulla mensola divisoria dal comodo spazio del penitente. Le fessure degli occhi si aprivano sull’azzurro chiaro delle iridi che, al vedermi si illuminavano, mentre le braccia si allargavano con gesto di comprensiva e gioiosa, e direi grata, accoglienza. Una confessione poteva durare un’ora, e più. Fatta di dialoghi lunghi, serrati, profondi. Don Leo era ferreamente attaccato alla tradizione (una volta arrembò una stola viola a Padre Nicola che presiedeva una celebrazione della Parola. Era così lunga che gli arrivava ai piedi) e, nello stesso tempo, da illuminato uomo di fede, aperto alle novità del Concilio, a partire dal Cammino Neocatecumenale ...