L'uomo di Dio


Nella penombra della Cattedrale percorrevo la navata di sinistra fino al transetto. Appoggiato alla parete di sinistra il monumentale confessionale con le due porte vetrate ai lati e la luce rossa accesa. Dentro, Don Leo, che all’ingresso vedevo raccolto e quasi assorto, immerso nella luce giallastra, il breviario aperto sulla mensola divisoria dal comodo spazio del penitente. Le fessure degli occhi si aprivano sull’azzurro chiaro delle iridi che, al vedermi si illuminavano, mentre le braccia si allargavano con gesto di comprensiva e gioiosa, e direi grata, accoglienza.

Una confessione poteva durare un’ora, e più. Fatta di dialoghi lunghi, serrati, profondi.

Don Leo era ferreamente attaccato alla tradizione (una volta arrembò una stola viola a Padre Nicola che presiedeva una celebrazione della Parola. Era così lunga che gli arrivava ai piedi) e, nello stesso tempo, da illuminato uomo di fede, aperto alle novità del Concilio, a partire dal Cammino Neocatecumenale che ospitò nella sua Parrocchia del Santo Sepolcro ed al quale lui stesso aderì.

<Don Leo, adesso faccio un bel po’ di peccati così posso venire a confessarmi>, gli dicevo quando lo incontravo in via Chiapponi mentre a passi corti e lenti raggiungeva la fermata dell’otto in piazza Sant’Antonino, io in bicicletta al suo passo. Rideva.

Quando gli donai la stampa della foto che illustra questa pagina, era raggiante. Così come ogni volta che la citava o la ricordava.

E’ una immagine che ricorda un profeta.

Sempre accogliente. Sempre disponibile. Ferreo. Rigoroso. Negli ultimi tempi, mutilato di una gamba, meditava la scrittura in latino, in greco.

Covava un entusiasmo irrefrenabile, si accendeva di entusiastica gioia quando ti incontrava, mi prendeva le mani, strepitava silenziosamente la sua gioia davanti a Dio.

Sempre davanti a Dio. Quando nelle meditazioni stringeva le fessure degli occhi, penso che il suo sguardo spirituale ed interiore vedesse, dentro di sé, la Gloria e l’Amore del suo mirabile Dio.

Alla quale alla fine è tornato.

Ma lo vedo ancora qui esattamente come lo ricordo, entusiasta, benevolente e benedicente, affettuoso, intenso al limite dell’umanamente possibile nell’esprimere l’ineffabile.

E’ stato un presbitero. Ma anche uno dei nostri. Senza confidenze improprie, a servizio del suo ministero.

Un vero uomo di Dio.


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